Quello tra Fernando Alonso e la sua McLaren Honda, è un argomento che fa parlare molto di sè, fin dall’inizio del matrimonio tra il pilota e la scuderia anglo-giapponese.

Sin dal suo debutto nella nuova scuderia, le aspettative del pilota spagnolo, non sono mai state tra le più rosee, ma nonostante ciò, ha sempre spinto oltre i limiti la sua monoposto, guadagnandosi l’appellativo di “samurai“. Ne è esempio la sua ultima performance durante le qualifiche del GP di Spagna che lo ha visto qualificarsi in settima posizione.
Ma di certo Nando non ha tutti i torti, la monoposto manca di potenza – paragonata dallo stesso ad una vettura di F2 – e, per via di ciò, difficilmente può competere con i top team, di cui una volta faceva parte. Non possiamo quindi criticarlo se, durante i team radio, può sembrare sfacciato e arrogante contro la sua scuderia. Un pilota come Alonso – ricordiamo due volte campione del mondo con la Renault – non può fare di certo miracoli, ma la domanda che nasce spontanea è: “Alonso merita il trattamento che il destino gli sta riservando?”

Molti fan della rossa, saranno più che felici di vederlo in queste condizioni. Come ben ricordiamo, egli stesso ha rescisso il contratto con la Ferrari, mostrandosi molto fiducioso delle prestazioni e successi che il ritorno della McLaren-Honda, nel mondo della F1, avrebbe potuto donargli, a differenza di una deludente e poco competitiva Ferrari del 2014. Ma quelle promesse tutt’oggi non sono arrivate anzi, si può dire che la McLaren peggiori di anno in anno. L’inizio della stagione, infatti, si è rivelato abbastanza deludente, segnato da vari ritiri e guasti all’auto; ma questo Alonso l’aveva già capito durante i test invernali a Montmelò, dove la McLaren è stata costretta a cambiare più volte la power unit.

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Entrato in una fase di stallo, da cui difficilmente si riesce ad uscirne – soprattutto dopo tre anni di sofferenze ed atroci agonie a livello psicologico – un pilota energico e competitivo come Alonso ha trovato la sua salvezza nella 500 Miglia di Indianapolis.
Questa nuova competizione, a breve alle porte, darà  a Nando la ventata d’aria fresca di cui ha bisogno, ed assieme ad essa, una sfida singolare e complessa.

Abbastanza intuibili sono i motivi che hanno portato Alonso a prendere parte all’evento di Indianapolis.
Innanzitutto la sua età. A trentacinque anni, ormai è sempre più difficile aspirare, in Formula1, al titolo mondiale,  quindi perchè non cercare opportunità altrove? Certo, per un pilota di Formula1 la Indycar non è cosa da poco, ma è pur sempre di un pilota del calibro di Alonso che stiamo parlando, e di certo non avrà problemi ad ambientarsi.

La McLaren in Formula 1, non gli da l’opportunità di poter essere competitivo per aspirare ad un titolo mondiale, o ad una semplice lotta per la conquista del podio. Indi ragion per cui, optare per un’altra categoria è un’ottima scelta e possibilità che il pilota dovrà saper sfruttare al massimo.
Se a tutto ciò ci aggiungiamo anche la possibilità di avviarlo verso la giusta via a conquistare la Triple Crown, ovvero la vittoria di un titolo mondiale di Formula 1, la vittoria della 500 Miglia di Indianapolis e infine, la vittoria della 24h di Le Mans, proietterebbero il nostro Nando nell’ “Olimpo dei piloti” il secondo nella storia, dopo Graham Hill, a conquistare la tanto desiderata Triple Crown.

Raffaello Caruso 

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